Senatus consultum de Bacchanalibus

Nel 1640 a Tiriolo (pr. Catanzaro), durante gli scavi di fondazione del palazzo del principe Giovan Battista Cigala, (in mezzo ad antiche rovine: fusti di colonne intere e rotte, basi, fregi, architravi) fu trovata una tavoletta di bronzo che una volta era stata affissa alla parete di qualche importante edificio della cittadina con chiodi. Essa, oggi conservata nelle Antike Sammlungen del Kunsthistorisches Museum of Vienna, a una prima analisi sembrava contenere una copia del Senatus Consultum de Bacchanalibus delle none di ottobre del 186 a.C. L’ipotesi che l’iscrizione contenesse il testo originale del Senatus consultum fu accettata per molto tempo, anche da autorevoli studiosi. Ma già il Mommsen la mette in dubbio e dà al documento il titolo più appropriato di Epistula consulum ad Teuranos de Bacchanalibus. E giustamente Kail intitolava il suo famoso articolo del 1933 sulla rivista “Hermes”: Das sogenannte (= Il cosiddetto) Senatus consultum de Bacchanalibus.

Oggi si sta imponendo a fatica la convinzione che si tratti della copia di un edictum in forma di lettera, che i consoli del 186 formularono sulla base del consultum del senato delle none di ottobre.

Questo è evidentissimo dal preambolo (i primi tre righi), nel quale i consoli evidenziano nei minimi dettagli la procedura seguita. Essi (da notare che sono i loro nomi che spiccano all’inizio del documento) resisi conto che bisognava regolamentare per il futuro l’esercizio del culto di Bacco,  alle none di ottobre del 186 a.C. hanno consultato il senato (consoluerunt). Immediatamente dopo gli stessi consoli evidenziano che i senatori hanno loro consigliato (censuere) che a quelli che nell’ambito dei Baccanali (de Bacchanalibus) fossero consociati (quei foideratei esent) bisognava promulgare un editto (exdeicendum) con queste disposizioni (lett. ita). L’avverbio ita è chiaramente la parola “chiave”. Essa ci dice che il documento è l’editto dei consoli, nel quale essi incorporano ciò che i senatori hanno consigliato. I magistrati romani, infatti, in certe materie erano obbligati dalla legge a consultare il senato, ma avevano pure la facoltà di non seguire il consiglio dei senatori o di rispettarlo solo in parte.

Dopo il preambolo, seguono le varie prescrizioni consigliate dal senato che essi col loro editto fanno proprie e le rendono esecutive. Alcune sono riprodotte per intero dal verbale del consultum del senato, altre invece sono più o meno semplificate, con omissione di dati non ritenuti rilevanti. Nella parte finale (rr. 22-30) i consoli danno alle autorità locali gli ordini di esecuzione dell’editto.

Chi vuole saperne di più sull’argomento e conoscere i molti problemi interpretativi, che questo documento pone, può ricorrere ai veri articoli del sito ed anche ai libri di Basilio Perri: Il “Senatus consultum de Bacchanalibus” in Livio e nell’epigrafe di Tiriolo, Soveria Mannelli 2005; L’affare dei Baccanali, uno spregiudicato strumento di lotta politica, Città di Castello 2013; Il cosiddetto senatus Consultum de Bacchanalibus, La lingua, Macerata 2013.


Approfondimenti sull’argomento

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