L’editto, contrariamente a quello che comunemente si crede, non mirava ad eliminare il culto di Bacco, ma solo a ridimensionarlo e a regolamentarne la gerarchia e la partecipazione dei fedeli alle cerimonie.
Il documento, infatti, ordina che:
Devono essere demoliti solo i luoghi di culto che non abbiano una lunga tradizione di venerabilità.
Vieta i sacerdoti, i presidenti, i magistrati, una cassa comune, le cerimonie segrete.
Ammette implicitamente le riunioni delle Baccanti senza autorizzazione e senza limitazioni.
Sono ammesse senza autorizzazioni cerimonie sacre alle quali partecipano solo cinque persone o meno e non più di due uomini e tre donne.
Il pretore d’accordo col senato può concedere che qualcuno mantenga un luogo di culto, che uomini possano partecipare alle riunioni delle Baccanti, che più di cinque persone possano partecipare a una cerimonia.
Ma la cosa più interessante è che il culto non viene minimamente sfiorato, ad esso non viene posta nessuna limitazione. I seguaci di Bacco, seguendo le direttive delle autorità, potevano continuare a venerare il loro dio come avevano sempre fatto. Alla fine viene spontaneo chiedersi perché le autorità non siano intervenute su quelle degenerazioni del culto che, numerose e gravi, secondo Livio, sarebbero avvenute nel culto romano. Probabilmente perché esse non sono mai avvenute e sono state inventate di sana pianta.